
Voi e io lo sappiamo benissimo, ma hai visto mai ci passi qualcuno per questo blog che invece non lo sa ancora???

Voi e io lo sappiamo benissimo, ma hai visto mai ci passi qualcuno per questo blog che invece non lo sa ancora???
Oggi è evidentemente lunedì e io ho iniziato la settimana con numero cinque call conferences, distribuite nella giornata, con auditors, colleghi inglesi, l’immancabile capo, la dirigente simpatica e una versione scoglionata e incravattata del sottoscritto. I colleghi inglesi ce l’hanno fatta lunga come poche altre volte, blandendoci con dei prevedibili “I can see your point” ma restando irremovibili sulle loro spesso ottuse posizioni. L'auditor mi ha rifatto le stesse domande dello scorso anno cui ho risposto con un evidente moto di impazienza. Ho deciso che se rinasco (se c’è un’altra vita, mi organizzo…) voglio essere vignarolo!

Tornato da pochissimo da un gran bel weekend a Modena, città che non conoscevo e di cui avevo negli occhi il solo Duomo e nelle orecchie il canto della Prudentissima e di Lucianone. Trovo invece una città bellissima, curata, varia, opulenta e abituata alla bella vita. Inutile commentare la cucina di questa città che è famosa e non ne ha bisogno, però gnocco e tigelle sono davvero un'esperienza per il palato.






Mie care e cari, qua il tempo vola e io sono preso con i preparativi di questo prossimo 40esimo compleanno. Per essere all’altezza di un vecchio e soprattutto immeritato nickname affibbiatomi da lui, Sue Ellen, ieri mi sono occupato intanto del vino: conoscendo la predisposizione alcolica di alcuni degli invitati non potevo certo trascurare questo dettaglio. Volevo fare lo splendido con la scelta del solo GewurzTraminer (una delle mie poche passioni alcoliche in realtà) ma, fatti due rapidi conti, ho capito che non era aria e quindi ho aggiunto del profumatissimo Moscato di Terracina, di nome Oppidum, che sicuramente accontenterà i palati dei presenti. La lista dei viveri è ancora in via di preparazione: intanto ho richiesto a mia sorella l’Egiziana un po’ del suo celeberrimo cous cous cui aggiungerò qualche altra cosa fatta da me più un trionfo di pizzette, rustici e pan brioche. Gli invitati dovranno indossare qualcosa di verde colore che a me, da qualche anno, piace moltissimo. Manca giusto la musica e anzi vi prego di suggerirmi il non plus ultra della baracconaggine, ché non vorrei farmi guardare dietro proprio su questo tema!
PS: il nomignolo di Sue Ellen me lo sono guadagnato sul campo, un giorno ad un importante rinfresco in ambiente Vaticano (fummo addirittura benedetti dal Cardnal camerlengo in persona) organizzato da un ex conoscente, Maria Stuarda, (Regina cattolica notoriamente indignata) in cui arrivato a digiuno ingurgitai, improvvido, due o tre ma forse anche quattro prosecchi di fila e io quando bevo un po’, inizio a ridere senza riuscire a fermarmi e soprattutto senza motivo…
È, quello di oggi, l’ennesimo anniversario della scomparsa di Dalida, il 21esimo per la precisione, artista che ritrovai per caso in un negozio di dischi di Budapest (forse nel 1997) che faceva ascoltare la cover della sua Les enfants du Pyrèe. Da quel momento è stato il mio un recupero di questa artista, delle sue cose cantate, del suo mito e del suo essere icona gaya. Ho, naturalmente, già dato con la visita alla sua tomba (raccontai proprio qui il mio girare per Parigi con una rosa rossa in mano, avevo sbagliato cimitero, per poi accorgermi che Lei ha solo fiori bianchi e gialli). Detto questo di Dalida mi piace la capacità di passare dal kitch più sfrenato al momento di grande intensità con la “chansonne” francese dei vari Ferrè, Brel, Llama. Mi piace il suo essere gioiosamente, e consapevolmente immagino, baraccona e per questo i suoi abiti: anche in questo caso si passa dal tubino bianco Balenciaga (mi pare) al mantello di piume rosa. Insomma una donna e un’artista per tutti i gusti. La canzone scelta per ricordarla è una cover di un successo di Cher e suo marito che in Italia cantò anche la rossa Milva: Little man.
Il mio amato amico Alessio e io condividiamo, oltre allo stesso nome, una serie di passioni, alcune non riferibili in questa sede, tra cui quella per la musica. In questi anni di frequentazione ci siamo reciprocamente influenzati: io ho cercato di suscitare in lui un interesse per la musica successiva al 1700 e lui è stato capace di farmi apprezzare sinceramente molte cose barocche che invece puntualmente scartavo. Di lui parlai in un altro post perché un giorno mi volle folgorare spiegandomi qual è il modo migliore di ascoltare Bach e sempre lui ultimamente quando mi chiama al telefono, e io dico un banale “pronto”, invece di parlare attacca questa aria di Vivaldi, che gli ho passato io, ma che oramai mi è entrata in testa. Stamattina correndo al parco la canticchiavo anche io, insieme a Philippe Jaroussky nell’iPod. Di seguito il testo, qui invece il link all’aria che è tratta dall’Orlando finto pazzo di Antonio Vivaldi, appunto. Buon ascolto e buon I Maggio.
“Alla rosa ruggiadosa
lo sai pur che l’ape vola
al ligustro e alla viola,
quando il miele desia formar.
Guarda l’ape, o bella, e impara
quanto al cor riesca amara
la costanza dell’amar”.
Le elezioni comunali sono andate come temevamo, da ieri è Alemanno il mio nuovo sindaco e mai avrei pensato di dover vedere scene come quelle di ieri al Campidoglio, coi saluti romani e l’acclamazione di certa destra. Pazienza. Rutelli poi non riesce a farmi nemmeno pena nel suo chiedersi come mai tanto scarto con Zingaretti. Te lo dico subito, Francè, il perché: non conosco nessuna persona di “sinistra” (me per primo) che ti abbia votato volentieri e contento di farlo. Come pensavi di prendere voti dal centro-destra? È stata una candidatura pessima quella di Rutelli, un ritorno al passato che in questo caso non è segno di recupero di chissà quali valori. Nuovo contro nuovo era meglio Zingaretti allora e non perché ha vinto ieri alla Provincia di Roma. In caso di sconfitta, poi, non sarebbe stato un perdente di lusso come invece Rutelli col suo curriculum è. C’è poco da fare, è andata così. Ora aspetto il miracolo di questa destra di governo e di amministrazione locale, hai visto mai…
PS: Alemanno ha annunciato il suo primo grande intervento: toglierà la teca all'Ara Pacis. Era proprio quello che serviva a Roma, direi.
Riprendo oggi pomeriggio il mio impegno al seggio elettorale causa ballottaggio a Comune e provincia di Roma. Speriamo bene, l’aria che sento intorno non mi rassicura per niente e temo che il risultato elettorale del comune eventualmente a favore di Alemanno si trascinerebbe inevitabilmente anche quello alla provincia. Staremo a vedere. Mi auguro solo che il tutto sia meno faticoso di quindici giorni fa e che non serva passare la notte a litigare e ricontare schede. Stavolta avrò un Segretario d’eccezione. Non vedo l’ora di dargli un sacco di ordini!

Chi mi conosce bene sa quanto io sia testardo e tenace. Se mi metto in testa una cosa, è la fine: la devo avere o fare. Mammà, pescando nella saggezza popolare di questa città ereditata per chissà quale tramite, mi dice sempre: “quando ti metti in testa una cosa, se è leggera la porti fino alla stazione”. Oggi mi sono messo in testa queste scarpe, oggi pomeriggio uscendo da qui passerò nell’unico negozio di Roma su Viale Marconi che le vende e che, guarda il caso, è a metà strada tra lavoro e casa. Di fronte c’è anche Feltrinelli e voglio comprare il dvd di “Nodo alla gola”. Se non trovo ‘ste scarpe mi si toccheranno i nervi.
Beh le ho trovate, eccole qui!!!
Trafficando su internet alla ricerca del significato preciso o di maggiori sfumature per il termine “understatement”, parola che mi piace molto, mi imbatto in una serie di esempi di sottostima. Questo che cito, secondo me è fantastico! Il 24 giugno 1982 Eric Moody era al comando di un Boeing 747 nel volo 9 della British Airways diretto ad Auckland. Dopo aver attraversato un pennacchio di ceneri vulcaniche sprigionate dall'eruzione del vulcano Galunggung nell'isola di Giava in Indonesia, tutti i quattro motori si spensero. L'aereo iniziò a planare e perdere rapidamente quota. Il comandante si rivolse ai passeggeri così:
«Ladies and Gentlemen, this is your Captain speaking. We have a small problem. All four engines have stopped. We are doing our damnedest to get them going again. I trust you are not in too much distress. » «Signore e Signori, qui è il capitano che parla. Abbiamo un piccolo problema. Tutti e quattro i motori si sono fermati. Stiamo facendo tutto il possibile per farli ripartire. Confido che non siate troppo stressati. »
Fonte: Wikipedia.